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lunedì 2 luglio 2012

Recensione: "Hunger Games. Il canto della rivolta" di Suzanne Collins


Alla fine sono riuscita a finire "Hunger Games. Il canto della rivolta", dopo essermi fermata alle primissime pagine perché lo trovavo di una lentezza allucinante.
Circa a metà libro il ritmo aumenta, ma questo non ha reso migliore un libro da cui mi aspettavo dell'altro...


Scheda tecnica

Titolo: Hunger Games. Il canto della rivolta
Titolo originale: Mockingjay
Autore: Suzanne Collins
Prezzo: 17,00 euro
Pagine: 419
Editore: Mondadori (collana Chrysalide)

Trama

Contro ogni previsione, Katniss Everdeen è sopravvissuta all'Arena degli Hunger Games. Due volte. Ora vive in una bella casa, nel Distretto 12, con sua madre e la sorella Prim. E sta per sposarsi. Sarà una cerimonia bellissima, e Katniss indosserà un abito meraviglioso. Sembra un sogno... Invece è un incubo. Katniss è in pericolo. E con lei tutti coloro a cui vuole bene. Tutti coloro che le sono vicini. Tutti gli abitanti del Distretto. Perché la sua ultima vittoria ha offeso le alte sfere, a Capitol City. E il presidente Snow ha giurato vendetta. Comincia la guerra. Quella vera. Al cui confronto l'Arena sembrerà una passeggiata.

Recensione

Con Il canto della rivolta si chiude un capitolo importante per tutti coloro che si erano appassionati con le vicende di Katniss, di Peeta e di tutti gli altri personaggi di Hunger Games. Devo dire che non stavo più nella pelle al pensiero di acquistare il libro e leggerlo. Poi, però, mi sono arenata. Parecchio.
Forse mi aspettavo da subito di ritrovare la stessa atmosfera dei libri precedenti, gli stessi personaggi, le stesse trepidanti avventure. Invece, Il canto della rivolta è ben altro. Sì, i personaggi sono sempre gli stessi, ma sono profondamente cambiati, soprattutto Katniss, è quasi irriconoscibile. C'è molto più turbamento dentro di lei, molta più angoscia. Peeta non è più lo stesso, dopo che Capitol City ha messo le mani su di lui e lo ha torturato per mesi, Gale è diventato praticamente un fanatico della guerra.

Guerra è la parola chiave dell'intero libro. Ecco perché in parte non mi è piaciuto.
Per carità, lo stile dell'autrice è fantastico, come sempre, solo che per questo capitolo conclusivo si è dilungata, a mio parere, tantissimo su aspetti di non facile appiglio, come ad esempio la politica, o  su dettagli decisamente evitabili. In più, ho trovato parecchio disgustose alcune scene, morti davvero inutili e raccontate in maniera troppo cruda. Assurdo poi che vengano tirati in ballo anche i bambini, con delle uccisioni crudeli e di cattivo gusto. Assolutamente contestabile questa parte, mi ha fatto venire la pelle d'oca!

La psicologia della protagonista è scandagliata minuziosamente e, a volte, ma solo in piccola parte, ricorda la Katniss che tutti noi abbiamo imparato a conoscere. Solo che non è più la stessa. I fatti accaduti in precedenza, tutto ciò che ha dovuto passare, le nuove scoperte, la nuova realtà in cui viene catapultata e deve imparare a muoversi e a sopravvivere, una realtà ancora più spietata del solito, non possono non cambiarla.
Dovremo tenerlo sempre presente, per capirla a fondo.

L'inizio del libro è di una lentezza allucinante. Katniss è stata prelevata dall'arena, alla fine del secondo, e si scopre di far parte di un piano ben congegnato di cui lo stesso Haymitch, il suo mentore, è parte integrante. Si ritroverà in un distretto, il 13, che credeva fosse stato spazzato via. In realtà, questo, aveva passato anni a preparare una grande rivoluzione contro Capitol City.
Katniss diventerà il simbolo stesso della rivoluzione, la Ghiandaia Imitatrice, un personaggio pubblico e non solo in cui molti credono. In realtà, non sarà altro che una piccola pedina in una terrificante e sanguinaria partita a scacchi, una guerra senza esclusione di colpi.

A metà libro la storia comincia a prendere molto di più. Katniss, insieme ad un altro gruppo di ragazzi, riesce ad infiltrarsi tra le mura di Capitol City, ma non sarà di certo una passeggiata. Sebbene il suo unico obiettivo sarà uccidere Snow, se la dovrà vedere prima con prove molto più pericolose di quelle superate nell'arena.

Il finale è la cosa più malinconica che si possa mai leggere. Capisco che Suzanne Collins voleva scrivere una specie di capolavoro, ma secondo me si è lasciata un po' prendere la mano, si è lasciata trasportare dagli eventi fino a renderli estremi e, naturalmente, per niente scontati. Il canto della rivolta è tutto ciò che non ci aspetteremmo mai, è un capolavoro di scrittura e archittetura (così come i libri precedenti, la cui trama è sempre stata mozzafiato), è dotato di notevole spessore, spunti importanti su cui riflettere, colpi di scena inquietanti e altri incredibili, tensione a profusione e delirio di azioni.
Quello che manca è un leggero tocco d'amore in più che, sicuramente, non avremmo disdegnato.

Lo consiglio comunque, perché chiude emblematicamente una serie davvero unica e che non sarà facile dimenticare. Una serie con protagonisti che non si incontrano tutti i giorni, che resteranno per sempre impressi nei nostri cuori...

Voto: 7/10



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